Il buco nero della creatività

Grazie a Mister Barilla e alle sue dichiarazioni sul mondo gay ho trovato uno spunto per parlare di hashtag e di creatività, una di quelle parole che a volte spaventano i pubblicitari.

Il patron Barilla il 26 Settembre ha dichiarato: “Non metterei mai in una nostra pubblicità una famiglia gay, perché noi siamo per la famiglia tradizionale. Se i gay non sono d’accordo, possono sempre mangiare la pasta di un’altra marca. Tutti sono liberi di fare ciò che vogliono, purché non infastidiscano gli altri“.

Queste affermazioni hanno toccato la sensibilità di molti, hanno sollecitato un dibattito frenetico nei principali social network e hanno anche lanciato una bella riflessione: “Ma dov’è finita la creatività?”

Gli spot di oggi non mi convincono, vedi donne dallo sguardo ammiccante che ipnotizzano il tuo fidanzato le poche volte che viene a mangiare da te, dirigenti che si siedono ad un tavolo e lavorano per l’azienda NOIA  (il tutto per promuovere un gelato), dei bambini che poco rappresentano quelli reali, troppo infiocchettati nei loro vestiti di alta moda.

Sono cresciuta con gli spot Maxibon, con le immagini del Mulino Bianco che facevano sognare le famiglie italiane, con l’Ambrogio autista e volto della Ferrero, ma dove caspita si è andata a nascondere l’idea del secolo?

E poi arriva il concetto di famiglia, sempre più banalizzato da chi lo concepisce come “Tradizionale”, io sono per l’evoluzione della stessa, due uomini, due donne, un uomo e una donna oppure come spesso succede una donna con figli che si risposa con un uomo che ha altri figli..succede no? Che male c’è?

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Copy: dykeduds.com

Il leader Barilla con le sue dichiarazioni ha stimolato un hashtag #boicottabarilla che secondo me diventerà un trend topic. Queste dichiarazioni del patron Barilla hanno sollecitato un buzz negativo, e questo sfortunatamente inciderà sulle vendite offline. C’è chi dice che l’intervista al patron Barilla sia stata strumentalizzata, può essere, ma le parole vanno dosate e misurate soprattutto se sei una persona influente.

Qui di seguito qualche tweet che presenta l’hashtag #boicottabarilla

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L’importanza del lavoro di squadra!

Quante volte sentiamo dei manager dire: “Lavoriamo insieme, puntiamo alla sinergia!” oppure: “Se sbaglia uno sbagliano tutti”? A me è successo di frequente, ho capito che se tutti mettono a disposizione le loro competenze il percorso è più fluido, ma se uno da tutto e gli altri zero allora ragazzi è meglio lasciare perdere.

Questo post parlerà di come l’equilibrio dei ruoli, la comunicazione interna ed esterna possano essere delle variabili importanti per l’implementazione di una strategia e il raggiungimento dei traguardi tanto desiderati!

Come sapete a partire da gennaio 2013 ho aperto una piccola ditta individuale che si chiama Spark 3.0 specializzata in pr online e content curation. Ho fatto una scelta che alcuni miei amici definiscono: “Coraggiosa” anche se  in realtà sento solo di aver risposto ad un esigenza che avevo da tempo, cioè quello di dimostrare le mie capacità senza che venissero offuscate da un capo che di digital sa poco e niente o da una collega arrivista che cerca solo di farti le scarpe.

In questi mesi ho lavorato con moltissime persone e agenzie, e con alcuni di loro mi sono davvero trovata bene e spero di ripetere l’esperienza, con altri ho notato che manca “Lo spirito di gruppo”, la voglia di lottare insieme per un risultato.

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Molte persone pensano: “Ok c’è un errore, la colpa è di X o Y” non nasce un esame di coscienza, un approccio maturo dove ci si mette in discussione il gruppo, (dal titolare dell’azienda fino alla stagista che risponde al telefono e magari non è pagata per questo).

Manca la maturità, la voglia anche di apprendere un nuovo metodo di lavoro, di capire come funziona una professione lontana dalla tua.

C’è ancora chi crede che una pubblicazione cartacea valga di più di un redazionale online, ragazzi sveglia! Negli anni 80 e 90 sicuramente l’ufficio stampa tradizionale ha avuto il suo boom, oggi però i giochi sono cambiati. Avere un pò di visibilità su un mensile, settimanale è come acquistare un gratta e vinci da un euro e sperare di aver vinto un miliardo!

Qual’è il problema? Perchè non è facile ottenere dei redazionali?

1) Gli investimenti sono troppo collegati alle pubblicazioni (Tu azienda acquisti la pubblicità e ci finanzi e noi giornalisti siamo così carini che ti pubblichiamo);

2) Il progetto/news, non possiamo pensare di veicolare una notizia banale che annoierebbe anche la nonna, ad esempio “Belen sta bevendo del latte Bio”! Wow che notiziona! 😉

3) L’organizzazione e la tempestività, quando c’è una richiesta bisogna essere fulminei e precisi. Se io dovessi girare un comunicato ad un giornalista entro sera, questo deve arrivare per tempo…la stampa non è fatta per le lumache!

4) I licenziamenti, ebbene sì tanti grossi gruppi editoriali stanno riducendo il personale e magari in redazioni dove prima lavoravano 20 persone oggi ce ne sono a malapena 10.

Perchè esistono aziende che non hanno raggiunto questo grado di maturità?

Oggi il vantaggio di lavorare con i blogger e i giornalisti online risiede nella flessibilità e immediatezza, una news viene pubblicata in pochi minuti  (certo se ne vale la pena), e soprattutto se selezioni il tuo interlocutore al meglio avrai anche una vetrina favolosa, un’ audience che ti puoi scordare in quel settimanale che spesso resta impolverato in edicola e nessuno compra!

Le e-mail e i blogger

Qualche giorno fa uno dei maggiori influencer presenti in rete Rudy Bandiera* nel suo profilo Facebook ha sollevato un problema, trova insopportabili quelle persone che nell’apertura della mail scrivono “Gentile Blogger”? Qui nasce un interrogativo, Qual’è il modo migliore per contattare un blogger?  Oggi con lo sviluppo dei new media dialogare correttamente con la popolazione digitale è una priorità, sono loro i soggetti che veicoleranno il buzz e favoriranno l’immagine del brand.

Ci sono delle frasi che spesso alcuni pr utilizzano suscitando molto fastidio nel  destinatario, vediamole insieme:

– “Caro/ Carissimo Blogger” è un pò come scrivere “Caro operaio, muratore, panettiere” è come ghetizzare una categoria e non va bene;

– “Ciao (senza aggiunte)” non siate troppo informali, alcuni magari saranno contenti di darvi del tu altri invece ne saranno irritati;

“Carissimo amico”, o addirittura come mi è capitato “Caro nativo digitale” la prima cosa che pensi ricevendo una mail così è “Ok mi sta prendendo in giro!”.

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blog.utalkmarketing.com

Il blogger è prima di tutto una persona, sensibile e con un suo carattere, se lavorate per un ufficio stampa ed è la prima volta che contattate un opinion leader della rete cercate di essere rispettosi, umili e chiari (poche parole ma buone).

In una mail non devono mancare:

1) La ricerca di informazioni  che vi possano aiutare nella costruzione del dialogo con il blogger, insomma documentatevi

2) La Cortesia

3) La Sintesi (pochi concetti precisi)

4) L’oggetto deve essere un headline, cioè anticipare il contenuto della e-mail

5) Gli Allegati (per approfondire ciò che state spiegando, un evento, un progetto ecc)

6) La possibilità di rintracciarvi  (la firma è fondamentale)

Inviare una mail con mille errori grammaticali, oppure con un saluto del tutto fuori luogo rovina già il primo step di contatto e vi mette in cattiva luce. Per lavorare bene è importante la formazione, sfortunatamente oggi  gli operatori degli uffici stampa pensano, se so scrivere ai giornalisti perchè non dovrei saper dialogare con gli influencer, alla fine si tratta della stessa cosa! Errore gravissimo: comunicare con gli opinion leader richiede il rispetto di regole ben precise, inviare una mail al giornalista o alla redazione altre 😉

*http://www.rudybandiera.com/

Il caso Euronics

Sabato nel gruppo intitolato “Community Managers Italy” presente su Facebook ci è stato segnalato un problema sulla fan page ufficiale di Euronics, la nota catena di negozi di elettronica presenti sul territorio nazionale.

In bacheca era stato messo on air un post con due problemi alquanto grossi: 1) Una foto probabilmente rubata dalla rete e dunque non libera da copyright e 2) sul lato sinistro dello scatto erano ben visibili una banconota ed un mucchio di polvere bianca (droga?). La prima domanda che salterebbe in testa a qualsiasi community manager è: “Com’è potuto succedere?”, “Di chi è la colpa?”

Leggendo attentamente i commenti è emerso che un hacker si è infiltrato nell’account Hootsuite ed ha pubblicato il post compromettente, questo ha messo in crisi lo staff digital di Euronics che in un momento di pausa (il week end) ha dovuto sistemare il tutto e provvedere anche sul piano legale. Un’attività hacker del genere è  pericolosa perchè: mina l’immagine del brand, danneggia le eventuali relazioni con gli utenti fedeli, insomma distrugge il lavoro del povero community manager.

In questi casi per rimediare al pasticcio c’è solo un modo: scrivere sulla fan page e raccontare quello che è accaduto. Subito dopo suggerisco di modificare la password di Hootsuite e di chiedere allo staff della dashboard di migliorare il sistema di sicurezza.

Oggi il post in questione non è più visibile, comunque inserisco qui di seguito uno screenshot dell’immagine, così vi rendete conto della gravità del problema.

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La blogger e il lavoro

Ieri un mio carissimo amico su Facebook mi ha segnalato un post alquanto bizzarro presente nella fan page “Caciotte medio cesse che aprono fashion blog per non lavorare” (già il titolo è tutto un programma).

Cercherò di essere chiara e sintetica, una famosa fashion blogger (evito di fare il nome per rispetto) su Istangram ha risposto ad un utente sollevando una questione spinsosa, avere un blog significa lavorare?. La blogger in questione con un italiano non precisissimo ha sottolineato come seguire il blog sia un lavoro, perchè questa attività le toglie del tempo prezioso a eventuali uscite con le amiche, giri di shopping ecc

Inizio col dire che se una persona decide di aprire un blog non deve avere come primo obiettivo quello di diventare ricca e famosa, si sta parlando di un diario virtuale, lo specchio della nostra identità, un luogo dove mettersi alla prova con la scrittura (e ve lo dice una che per molto tempo è stata criticata e ostacolata in  merito), un momento per raccogliere delle riflessioni importanti e conoscere persone che la pensano come noi.

Visit etsy.com

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Questa fashion blogger si descrive come una povera proletaria 2.0, una ragazza affaticata, stanca, che usa il suo tempo prezioso per seguire con fatica le grosse aziende che tanto la coccolano (avrà ricevuto dall’apertura del suo blog ad oggi non so quanti cadeau).

Ma dov’è l’umiltà? E soprattutto l’ambizione?, è vero nella vita si fanno molti sacrifici, si lavora a volte per un compenso misero, si resta in ufficio oltre l’orario di lavoro perchè ci sono delle scadenze, consapevoli del fatto che lo straordinario non verrà pagato, si prendono 4 mezzi pubblici per arrivare alla scrivania alle 9 spaccate. La gestione di un blog ha sicuramente i suoi alti e bassi, ma prevede un follow up tranquillo, non c’è nessun capo che ti urla contro se sbagli qualcosa e non devi per forza essere operativa 8h per realizzare dei post.

Con questa riflessione però non metto in dubbio che una persona che dedica parte del suo tempo ad arricchire di contenuti il blog non debba essere pagata, ogni sforzo anche se piccolo va ricompensato.

Per fortuna una buona fetta di blogger sono:  solari, coraggiose, rispettose del lavoro altrui e del loro ( ad es. lavorano part time per pagarsi le spese) e che ancora sognano le sfilate della camera della Moda.

Il passaparola vola!

Oggi vi parlerò di come un problema anche piccino possa tramutarsi in un inferno per il brand coinvolto, i protagonisti sono: la compagnia Uk più nota, un semplice cliente e Twitter.

@HVSVN Ha preso un volo con  Brithis Airways e non è riuscito più a recuperare le sue valige a causa di un disservizio della compagnia, l’utente invece di mandare delle mail al vetriolo al customer service (vecchia scuola), ha attivato una campagna ads su Twitter investendo 1.000 sterline, ora vi chiederete:  “Che cosa ha ottenuto?” un feedback da parte della grossa compagnia aerea.

I promoted tweet avevano un sentiment negativo, ed hanno coinvolto 300.000 Follower del brand, ecco lo screenshot:

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Dopo la diffusione di questi tweet la compagnia aerea ha dato un primo segnale di vita mostrando come sia scarsamente operativa sui social network (operativi dalle 9.00 alle 17). Finalmente dopo dei lunghi scambi di messaggi  la risposta finale di British Airways è stata: “We would like to apologise to the customer for the inconvenience caused. We have been in contact with the customer and the bag is due to be delivered today.”.

Vi lascio con questa domanda: “Può un solo tweet cambiare il mondo?”