Quando il lavoro è un atto di beneficienza

Oggi mi ritrovo a parlare di un argomento che mi sta molto a cuore, quello del lavoro e quello degli appassionati di comunicazione digitale. Un mio amico su Facebook mi ha segnalato un annuncio di lavoro a dir poco sconcertante, un’azienda per testare le capacità del social media expert (per cui hanno attivato l’offerta di lavoro) ha richiesto una consulenza gratuita.

Una volta un mio ex capo mi aveva detto che in un colloquio di lavoro conta una sola cosa, la fiducia, nella mia esperienza ho visto tante persone fingersi bilingue (e magari parlano a malapena l’italiano), esperti digital pr (e non possedevano neanche uno straccio di mailing) ecc questo perchè spinti dalla fame da lavoro, la voglia superare la coda, di essere insomma in 1 fila dicono una marea di bugie e modificano a piacimento il cv.

FotoSketcher - risata

Copy: callmehats.tumblr.com

Molto spesso delle aziende cascano a queste balle 2.0 e assumono persone che non sanno cosa significhi implementare una strategia social danneggiando così anche il brand e la sua reputazione.

La fiducia oggi esiste ancora? Da quanto ho letto in questo annuncio la risposta è no. Ok la prudenza verso gli operatori fasulli del settore, ma arrivare addirittura a richiedere una consulenza dettagliata senza pagarla è troppo, è un insulto a chi ogni giorno lavora e porta a casa a fatica 50 euro se gli va bene.

Secondo me il problema non è l’azienda che fa la furba e come si dice a Roma “Ce prova” ad ottenere un lavoro gratis, è il settore ad essere malato. Sfortunatamente noi operatori della comunicazione siamo visti un pò come i venditori di panini allo stadio (massimo rispetto per chi ha questo ruolo), basta sfoderare un bel sorriso, avere una bella parlantina e vendere il tutto che il gioco è fatto. No miei cari per lavorare nella comunicazione e soprattutto nel mondo web serve ben altro: serietà, studio/formazione, conoscenza degli strumenti, moderazione del tono di voce ecc

Il nostro settore non è protetto, ci sono troppi concorrenti che ammalano il sistema, che richiedono poco per una performance lavorativa e questo influisce sul preventivo di chi le competenze le ha (ottenute con il sudore).

Fino a che ci saranno questi operatori fasulli low cost come pensiamo che le aziende/agenzie paghino nel modo adeguato delle consulenze?

Vi lascio con questo interrogativo.

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One thought on “Quando il lavoro è un atto di beneficienza

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