La generazione in stand by

Il lavoro e le sue dinamiche ritornano a riempire il blog, quasi a tormentarlo, ebbene sì oggi affronterò una questione spinosa, qualcosa che mi scuote dentro e che mi fa incavolare.

Ho notato che molti della mia generazione che io ho definito “In stand by” sono in attesa di qualcosa: un colpo di coda, un fulmine, uno schiaffone? No, stanno aspettando quel momento preciso in cui si diventa grandi, si costruisce un futuro!

Molti over trenta non rientrano nelle statistiche che spesso vengono trasmesse dai tg, non fanno parte di quei poveri disoccupati in difficoltà, eppure ci sono. Questi “Giovani” hanno voglia di dare e di fare, hanno risparmiato per pagarsi gli studi universitari, insomma si sono fatti un mazzo tanto, e che cosa hanno ottenuto?

FotoSketcher - blind

Copy: 30.media.tumblr.com

Nulla, nada, nothing insomma potrei tradurlo in altre mille lingue. Ecco tre profili, delle maschere di oggi, che raccontano questa generazione bloccata:

1) Lo stagista per sempre: viene inserito in piccole e medie aziende con contratti assurdi e soldi quasi inesistenti (saranno in via d’estinzione?). Viene catturato con la scusa della formazione, parolone empatico, che spesso nasconde milioni di fotocopie, corse alla macchina del caffè per il capo e belle promesse mai mantenute;

2) Io e la mia casa:  colui/colei che resta a casa, disoccupato e che ogni giorno come un automa invia centinaia di cv online anche per le posizioni più assurde e lontane dal suo percorso di studi. Vuole lavorare, ma non trova nulla e spesso viene contattato per dei colloqui assurdi dove è lui che dovrà pagare il datore di lavoro;

3) L’ambizioso, è forse il profilo più tosto dei tre, quello che ama le sfide ed i cambiamenti, adora il suo lavoro e si alza la mattina con il sorriso, dei soldi si interessa ma non lo mette nella lista delle priorità. E’ una persona che vuole costruirsi un futuro, comprare casa, andare dal meccanico senza chiedere i soldi ai suoi, ma non ci riesce. Perchè?

La colpa carissimi followers è del sistema malato Made in Italy, dove c’è il talento non lo si sfrutta anzi lo si spinge a emigrare, dove c’è la mediocrità invece piovono le opportunità.

Vorrei che questo post scatenasse una riflessione, scuotesse un pò le coscienze e soprattutto se avete dei profili che ancora non ho elencato qui segnalatemi, lo zoo del lavoro è sempre aperto 🙂

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2 thoughts on “La generazione in stand by

  1. Io da tre mesi circa rientro nella seconda categoria. A 35 anni e un percorso di studio e poi lavoro che, come quello di molti altri, è stato esemplare. Ma non è bastato e allora mi ritrovo a rimpiangere le scelte fatte in passato, inutilmente, a volte a sognare a occhi aperti, come dici tu, una botta di fortuna inaudita (perché sembra l’unica via), altre volte a mandare cv per poi scoprire che quello che chiamano lavoro è “volontariato”.
    I sogni di una volta, come quello di fare una famiglia, sono diventati chimere se non, a volte, ostacoli.
    E si sprecano energie per non andare in “depressione” o per non farsi prendere dalla rabbia. Perché sì, la colpa non è nostra, ma esserne consapevoli è solo il primo passo per non farsi prendere dall’angoscia. Seguono le bollette da pagare e i pensieri sul futuro.
    BHO.
    (scusa la lungaggine ma questa tematica mi tocca uno due o centomila nervi scoperti! 🙂 )

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