Alla ricerca dell’isola che non c’è

Chi segue il mio blog e i miei profili social (Linkedin e Twitter) saprà che l’anno scorso ho aperto una piccola ditta individuale, un sogno che ho sempre voluto realizzare. So bene che chi attiva la p.iva si assume un grosso rischio soprattutto in Italia, ma ho voluto dimostrare a me stessa che potevo provare nuove strade. Dopo 12 mesi di telefonate assurde per la riscossione dei pagamenti, follow up di progetti interessanti gestiti da gente esaurita mi sono chiesta: “Dov’è la tranquillità?” e soprattutto “Dov’è finito il piacere di lavorare ogni giorno con impegno?”.

Noi over 30 non sappiamo cosa voglia dire costruirsi un futuro, fare dei progetti a lungo termine, oggi lavori domani non si sa, oggi mangi e domani boh magari ti toccherà chiedere ai tuoi un aiuto (situazione umiliante).

Io ho rischiato, avevo qualche soldo da parte e mi sono detta proviamo a fare new business, ma molti appena hanno visto il mio viso da piccola Alice nel paese delle Meraviglie hanno tirato fuori lo sguardo da Orco e se ne sono approfittati, lasciandomi:  pochi soldi, e tanto lavoro e zero garanzie.

A Dicembre ho chiuso la mia attività non per mancanza di coraggio,  ma per assenza di fiducia, ebbene sì oggi a noi giovani non viene data quella spinta motivazionale per spiccare il volo.

Ed eccoci nel 2014, in questa fase ho dovuto azzerare tutto e ricominciare dalle basi, dal personal branding (che consiglio) e dalla ricerca di un lavoro, ecco perchè in questo post vi voglio raccontare di due colloqui che trovo esilaranti e folli al tempo stesso.

Il primo incontro l’ho fatto nella periferia di Milano, in una piccola struttura di cui non farò il nome, la persona responsabile del colloquio non c’era (mancanza di professionalità primo segnale), quella che lo sostituiva aveva poche informazioni in mano e mi ha fatto capire che la ricerca era finalizzata ad un profilo junior, un piccolo tuttofare che gestisse le attività social dell’agenzia a livello locale. In questi momenti ti rendi conto di due elementi: 1) Non sai come funziona il lavoro di Community Manager 2) Sottovalutano il tuo ruolo e soprattutto non sono disposti a pagarlo adeguatamente. Il te la cavi con “500 EURO al mese” non fa per me, a 32 anni vorrei crescere e potermi mantenere (affitto, spesa, bollette, cose da nulla eh?)

Il secondo colloquio invece aveva delle potenzialità, mi sono detta “Vai a sentire che dicono, sicuramente staranno per attivare un progetto interessante”, incontro due ragazze di un team fresco e giovane, mi spiegano gli obiettivi di business e fin qui tutto ok…

Ad un certo punto si parla della retribuzione e dell’inquadramento e vi giuro che ho avuto i brividi di terrore, un compenso inferiore ai 500 euro per 6 mesi.

Capisco tutto ragazzi, ma se ricevete il cv di una persona che ha più di trentanni e 4 anni di esperienza magari prima di chiamarla per proporle uno stage pensateci due volte in più no?

Ho notato che manca il rispetto dei ruoli, a me è capitato di dover selezionare delle persone ma non mi sono mai permessa di domandare a gente con esperienza di lavorare con un compenso da fame. La qualità, l’esperienza va pagata, perchè oggi la professionalità sembra una parolaccia?? Che cosa ci siamo persi?

Vi lascio con questi interrogativi, se avete voglia di raccontarmi i vostri colloqui non convenzionali sono qui pronta a leggerli e pubblicarli.

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Gli ingredienti giusti per essere un buon comunicatore digitale

Molto spesso capita di sentire la seguente domanda: “Per lavorare nel digital, quali sono le doti necessarie?”, secondo il mio modesto parere non esiste una ricetta magica o un corso in grado di donarti determinate competenze, ma in questo post proverò a segnalare alcune caratteristiche.

Un buon social media manager deve essere un pò “Smanettone”, passare buona parte del suo tempo davanti ad un pc, ok stop a tutti coloro che in questo preciso momento si immaginano uno sfigato, asociale che non esce mai, non stiamo parlando di una persona così.  Una delle virtù che il SMM deve possedere è anche la curiosità, il tenersi aggiornato, ad esempio: un influencer su Twitter parla di un nuovo social network o di una community che sta spopolando all’estero? Il community manager corre a raccogliere  le informazioni e le notizie.

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Stiamo dimenticando per caso la dialettica? cioè il saper interagire con gli altri a voce oltre che in forma scritta (pensiamo a Youtube, alle video chat) è un ottimo biglietto da visita. Deve essere socievole, un social media Expert che non va ai meeting di settore (Smweek o Iab), che non si confronta con coloro che fanno lo stesso mestiere ha già perso molto!

E l’empatia?, quella qualità che ti permette di creare una connessione con l’altro? Servirà al nostro community manager? Assolutamente sì, infatti capire l’utente, mettersi nei panni dell’altro, ti permette di moderare efficacemente e di dare un feedback a thread sensibili .

Adesso è giunto il momento del primo divieto: No all’impulsività, alle risposte immediate, la fretta è una cattiva consigliera, spesso capita di avere 1000 robe da fare non ne vale la pena di dare un feedback ad una provocazione  con un tono acido o con un sacco di errori grammaticali.

Segnate infine il buon gusto, la sensibilità estetica, questo aspetto è un grosso aiuto quando è giunto il momento della  personalizzazione grafica di una fan page, e dell’interazione con l’ Art Director.

Oggi molte persone si lanciano in un mestiere senza il paracadute, sfruttano delle potenzialità che sarebbero cruciali per altri mestieri, svendono se stessi pur di un briciolo di notorietà. Secondo voi ne vale davvero la pena?  Capire le proprie doti umane è il primo passo per fare bene il proprio lavoro!

#CoglioneNo la campagna scudo dei lavori creativi

Oggi la parola “free lance” è sinonimo di coglione, eh..sì scusate la durezza ma è la verità, ve lo dico per esperienza, l’anno scorso ho aperto la partita iva per supportare le piccole aziende nell’ingresso nel panorama digital e i feedback sono stati alquanto deludenti.

Chi ha la partita iva è come un carabiniere che ha dimenticato il giubbotto anti proiettili in caserma, si espone dunque ad ogni rischio, certo non ha orari (che spasso), non ha sede (lavora comodamente da casa), ma può anche non essere pagato per svariati motivi:

1) Il cliente decide semplicemente di non pagare (tanto anche se fai causa le probabilità di recuperare quei soldi sono scarse e per di più hai speso ancora soldi in cause legali)

2) I soldi non arrivano perchè il tuo progetto viene ripagato in immagine (lavora per me e avrai un network pazzesco)

3) Budget misero, un lavoro che vale 1000 viene retribuito a 300, e le spese chi le paga?

Avere la partita iva oggi è un rischio, non voglio scoraggiare coloro che si stanno avventurando in questo percorso, ma chiedete in giro la situazione non è rosea per niente. Viviamo in un paese dove tutto è difficile, tanta gente si inventa un mestiere per portare a casa 800, 900 euro al massimo e pagare le bollette.

Chi difende i free lance? Coloro che lavorano soprattutto nel settore dei new media? In aiuto di questo gruppo di Survivors è appena arrivata una campagna adv che trovo geniale, frutto della creatività dell’agenzia ZERO. La campagna si chiama #CoglioneNo, su Youtube i filmati raccontano di come un giardiniere, idraulico invece di essere pagati per il servizio offerto vengano imbambolati da un cliente furbo che parla di immagine, notorietà e di budget inesistente.

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Copy: Zero

Se desiderate visionare i filmati ecco dei link utili, ve li consiglio perchè oltre ad essere uno specchio della realtà di oggi  vi strapperanno un sorriso:

E tu che reputazione hai?

Eccoci qui in un nuovo anno, che speriamo porti un pò di fortuna a tutti! Oggi mi piacerebbe parlare di come una persona dovrebbe cercare lavoro e soprattutto di come evitare le brutte fregature.

Quando si cita il termine reputazione cosa vi viene in mente? 1) Quello che gli altri pensano di me 2) Quello che non vorrei far vedere al mondo esterno.

Le ipotesi sono molte, in questo post non parleremo della reputazione del disoccupato alla ricerca disperata di un impiego, ma dell’azienda/agenzia che inserisce l’offerta di lavoro online.

Ecco la storia che stavate aspettando, ieri quasi per caso mi è capitato un fatto bizzarro, vado su uno dei più noti motori di ricerca professionale e noto un brand che si ripete in molte offerte e mi chiedo: “Come mai?”, “Assumono solo loro?”. Da questi interrogativi, inizio una ricerca intensa su google della Keyword e che ti trovo? Del buzz negativo, delle discussioni accese che potrete visionare qui di seguito:

Domanda di un utente: (i miei commenti in grassetto)

Ho inviato la mia candidatura ad XX e mi hanno chiamata per un colloquio dopo 3 giorni e oggi sono andata alle 16.30. E’ durato giusto 5 minuti (durata troppo breve per un colloquio, primo segnale), mi sono fatta accompagnare da un’amica e hanno fatto il colloquio anche a lei visto che sono in cerca di personale, la mia amica non aveva il curriculum, e ci hanno chiesto dove abitavamo e se abitavamo da soli o con la famiglia, e se eravamo timide, poi si è messo a spiegare che cosa fa l’azienda, lavora per pubblicità e marketing, e servizio al cliente. Ma attirare i clienti per cosa esattamente non ho capito. Il tizio li mi ha detto che mi avrebbe chiamato lunedi dalle 7 alle 9 di mattina per dirmi se mi vogliono per un secondo colloquio, ma hanno chiamato nello stesso giorno dicendomi congratulazioni hai superato il test e ti vogliamo per un secondo colloquio dalle 9.30 alle 18.30. Li ci sono delle stanze molto piccole non capisco cosa potremmo mai fare li e non so se fidarmi anche perchè hanno fatto delle domande strane (altro indizio) e le ragazze che erano in ufficio chiamavano solo per fissare colloqui e nient’altro, non ho mai avuto un colloquio e vorrei sapere cosa ne pensate e se potete darmi qualche consiglio. 
Grazie

RISPOSTA 1

Scappa! 
E’ un lavoro di “vendita” di contratti energia o simili, porta a porta. 
Ovvero: ti manderanno in paesi e citta’ a tentare di vendere contratti per fornitura elettrica … come una disperata, a suonare a campanelli di gente alla quale dovrai sostanzialmente raccontare un sacco di balle. 
I contratti sono molto spesso proposti come vantaggiosi e invece sono fregature. 
Tu sarai sottoposta ad un simil-addestramento stile “lavaggio del cervello” da fanatici che sembrano facenti parte della gerarchia di una setta, in piu’, quando suonerai ai campanelli la maggioranza della gente ti manderà a quel paese. 
Non fidarti assolutamente. A meno che questo non sia il lavoro che vuoi ( ma non credo proprio!)…

DOMANDA 2:

Oggi sono stata al loro colloquio ma non si è capito bene cosa devo fare (scarsa chiarezza), inoltre mi han fatto compilare e firmare un foglio, tra l’altro al buio (colloquio in cantina??), perchè mancava pure la luce. comunque mi han ricontattato per andare tutto il giorno ma vedendo le vostre esperienze, io non ci vado.
ora sono preoccupata per quel foglio che ho compilato.
ditemi qualcosa per favore. grazie

Ps. Non ho citato il nome dell’azienda per rispetto e neanche del motore di ricerca, ma ragazzi consiglio cautela!

Che cosa insegna questo episodio? Che bisogna andarci piano con la ricerca web del lavoro, che dietro l’angolo ci può essere chiunque pronto a farti perdere del tempo e soprattutto a fregarti. La reputazione è fondamentale e i dati statistici lo dimostrano, oggi chi acquista un prodotto legge le recensioni, la stessa filosofia va applicata su tutto anche sulla ricerca dell’occupazione dei sogni!