#CoglioneNo la campagna scudo dei lavori creativi

Oggi la parola “free lance” è sinonimo di coglione, eh..sì scusate la durezza ma è la verità, ve lo dico per esperienza, l’anno scorso ho aperto la partita iva per supportare le piccole aziende nell’ingresso nel panorama digital e i feedback sono stati alquanto deludenti.

Chi ha la partita iva è come un carabiniere che ha dimenticato il giubbotto anti proiettili in caserma, si espone dunque ad ogni rischio, certo non ha orari (che spasso), non ha sede (lavora comodamente da casa), ma può anche non essere pagato per svariati motivi:

1) Il cliente decide semplicemente di non pagare (tanto anche se fai causa le probabilità di recuperare quei soldi sono scarse e per di più hai speso ancora soldi in cause legali)

2) I soldi non arrivano perchè il tuo progetto viene ripagato in immagine (lavora per me e avrai un network pazzesco)

3) Budget misero, un lavoro che vale 1000 viene retribuito a 300, e le spese chi le paga?

Avere la partita iva oggi è un rischio, non voglio scoraggiare coloro che si stanno avventurando in questo percorso, ma chiedete in giro la situazione non è rosea per niente. Viviamo in un paese dove tutto è difficile, tanta gente si inventa un mestiere per portare a casa 800, 900 euro al massimo e pagare le bollette.

Chi difende i free lance? Coloro che lavorano soprattutto nel settore dei new media? In aiuto di questo gruppo di Survivors è appena arrivata una campagna adv che trovo geniale, frutto della creatività dell’agenzia ZERO. La campagna si chiama #CoglioneNo, su Youtube i filmati raccontano di come un giardiniere, idraulico invece di essere pagati per il servizio offerto vengano imbambolati da un cliente furbo che parla di immagine, notorietà e di budget inesistente.

coglionenodef

Copy: Zero

Se desiderate visionare i filmati ecco dei link utili, ve li consiglio perchè oltre ad essere uno specchio della realtà di oggi  vi strapperanno un sorriso:

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2 thoughts on “#CoglioneNo la campagna scudo dei lavori creativi

  1. questi filmati sono geniali, come ho già detto altrove, e speriamo che li veda tutto il mondo che li DEVE vedere! Al di là del sorriso amaro che provocano (o delle risate amare).
    Il problema è che a volte essere free lance non è una scelta, è un’imposizione: nel mio settore, per esempio, è così. Vuoi lavorare in editoria? Non ci sono altre strade. Lavoro c’è, poco ma c’è, solo che non è immaginabile (dalla maggioranza degli editori) un’altra alternativa allo sfruttamento becero.

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