I contatti sono davvero il tesoro nascosto per un’azienda?

Oggi vorrei svelare qualche mistero attorno al Reach , però prima fatevi la seguente domanda, “Che cosa interessa di più ad un’azienda?” 1) Aumentare le vendite e generare entrate 2) Creare dei contatti utili, fidelizzabili. Il nostro Reach permette di capire il livello quantitativo di lead ottenuti, in questo post vi darò qualche dritta che spero possa esservi utile.

Chi sono i nostri acquirenti, quelli che cerchiamo disperatamente? es: degli influencer che generano buzz positivo, persone trainate da un opinione/idea, settori contingenti al mio, ecc

Che cosa si può fare per raccogliere dei lead e usarli a nostro vantaggio (non dimenticate lo scopo primario, vendere)?

Lanciate un contest/concorso: qualcosa che solletichi la curiosità degli utenti e prometta un premio succulento. Questa azione è utile perchè permette una raccolta dei dati (il famoso form da compilare per dare l’ok della partecipazione). Ricordate qui quello che conta è la semplicità e immediatezza, dei papiri lunghissimi scoraggiano l’utente e lo allontanano.

Ampliate la mailing list: cioè trovate quei soggetti tanto forti nel generare un buzz positivo per la vostra azienda e seguiteli sui social media e magari fatevi seguire 😉

contatti

copy: themag.it

Moltiplicate i link: soprattutto quelli in entrata perchè credetemi generano SEO (indicizzano, danno cioè visibilità al vostro sito)

Inserite dei plugin: cioè dei pulsantini che possono stimolare le adesioni ad un profilo social e che devono essere presenti nelle landing page;

Generate dei contenuti favolosi: nuovi, dettagliati, che raccontino qualcosa dell’azienda e la facciano apparire il Guru del settore!

Risolvete i problemi: cioè fate in modo di dare dei consigli ad hoc a quegli utenti che usano il vostro prodotto o fruiscono un servizio e diventerete i loro migliori amici.

Ricordate una cosa, se le pagine sono indicizzate queste generano in automatico più contatti qualificati! Una soluzione carina per attirare gli utenti è quello di pianificare un investimento pubblicitario (campagne adv su facebook, Twitter ecc).

Basta poco per trovare degli interlocutori interessanti, quello che conta è la continuità delle azioni, la precisione e la voglia di parlare di sè non per fare i “Fighetti” della situazione ma per aiutare quel potenziale cliente a risolvere un problema!

Se avete dei suggerimenti in più sono qui, lasciate pure un commento 😉 #webmarketing

 

Quante lauree servono per trovare un lavoro?

Di recente sbirciando sui principali portali dedicati al mondo JOB ho notato che molti annunci relativi al mio ruolo (Community Manager, Social media manager e Digital Pr) sono ricchi di elementi a dir poco paradossali. Al’interno delle offerte di lavoro si richiedono molte competenze associate ad una elevata conoscenza linguistica, insomma un incrocio tra Hillary Clinton e Steve Jobs! Mi sono domandata due cose: Siamo noi candidati a non avere quello che cercano? oppure sono le aziende e/o agenzie a non sapere che cosa cercare?

Voi che vi sarete imbattuti nel mio post vi domanderete, ci fai un esempio?

Eccolo (copierò solo degli estratti per non danneggiare la reputazione del brand dietro l’offerta):

1) Area Grafica/Design (dunque lontana da chi ha una laurea in comunicazione, pr, web, marketing)

  • Sviluppo di grafica per web e social media (banner e mini-siti)
  • Verifica del rispetto delle guideline per i materiali prodotti esternamente
  • Invio e controllo dei materiali per stampa

2) Area Social media/Community Manager

  • Sviluppo della strategia digitale e delle community.
  • Selezione e redazione dei contenuti sui canali social.
  • Pianificazione, sviluppo ed attuazione delle campagne advertising

3) Area Marketing 

  • Manutenzione del database di utenti.
  • Web content editing e manutenzione del sito web tramite CMS.
  • Accesso e gestione delle analytics web e social.

Qui sorge una domanda spontanea, per essere i candidati perfetti per la seguente azienda è necessario conseguire 2 lauree? Una in web design e grafica ed un’altra in comunicazione ad indirizzo marketing?? Non so voi, ma io gli studi me li sono pagati di tasca mia e per attivare anche un corso in più avrei dovuto lavorare 20h al giorno in negozio (ero una commessa/studentessa..fa anche rima). E’ impossibile trovare una persona in grado di fare tutto ciò, perchè? Manca la qualità, uno magari se la cavicchia con i programmi di grafica ma non sarà mai bravo come un art director, insomma o da il meglio nell’area web e comunicazione o in quella estetico/creativa!

Un’altra cosa che ho notato e che trovo particolarmente fastidiosa è lo specificare il limite di età, ad esempio frasi come:

“Il candidato ideale, femmina o maschio, ha una bella presenza e un’età compresa tra i 22 e i 28 anni.” (già la bella presenza mi fa un pò storcere il naso, per la serie se non sono modelle non le vogliamo e poi richiedi esperienza ad uno che al massimo ha 28 anni…e quando avrebbe dovuto iniziare a lavorare a 13 anni? No, spiegatemelo vi prego!), oppure citazioni quali : ” è richiesta un’ottima conoscenza della lingua inglese, possibilmente di altre due lingue”. Secondo me cercano il lavoratore bionico, “La donna perfetta” quasi un remake del famoso film di Nicole Kidman.

Parlando piacevolmente con alcuni colleghi presenti nel gruppo Community Manager è emerso che alla base di questi annunci pretenziosi ci sono spesso due ragioni: la prima di tipo economico (prendi tre e paghi uno, più cose sai fare e meno costi all’azienda) e la seconda di tipo umano/mentale (non sanno cosa vogliono e allora scrivono tutto quello che gli salta in mente).

Oggi rilevo due problemi, chi ha appena conseguito la laurea ha mille opportunità per trovare un lavoro sottopagato e tenersi impegnato ma continuerà il percorso del criceto nella ruota, cioè pensi di andare avanti quando in realtà stai solo regalando il tuo tempo. La seconda criticità coinvolge la generazione, quella dei trentenni squattrinati, che ha l’esperienza e magari anche il know how e che si ritrova a dover leggere proposte troppo junior o troppo senior. La teoria dell’adolescente è ritornata in voga, insomma  per il mercato del lavoro non sei nè carne nè pesce! #CHESFIGA (l’hashtag ci stava)

Con il discorso dello stage non voglio scoraggiare nessuno ci mancherebbe, conosco aziende serie che inseriscono le persone, non le sfruttano e dopo le premiano con un’indeterminato, ma sono davvero dei casi rari.

E voi quali annunci strani avete notato? E soprattutto vi siete candidati comunque anche se non rispettavate al 100% i requisiti delle offerte? All’estero c’è questo trend? Da quanto ho visto no, però se trovate qualcosa segnalatemelo!

 

 

 

 

 

Il social media manager è morto? No è più forte che mai

Qualche giorno fa in un gruppo molto noto ai professionisti 2.0 del web è stata lanciata una discussione incentrata sul seguente articolo http://goo.gl/n8uc5x, secondo l’autore del blog, il Social media Manager di oggi per sopravvivere deve evolvere come marketer, cioè acquisire delle competenze più tecniche (detto in modo molto semplice).

Il post è davvero interessante, da qualche utile dritta a coloro che vogliono focalizzare la propria carriera sui social media, l’unico elemento che mi disturba è  che spesso in rete si usano titoli provocatori come questo “Il Social media Manager è quasi morto (a meno che non evolva come marketer)” per creare una barriera tra chi fa il comunicatore e ama alla follia questo lavoro e quelli che si credono “Simply the best” i migliori marketing addicted di sempre!

Mi rendo conto che oggi siamo in tanti ad essere senza lavoro e che molti di questi vogliano entrare nel mondo della comunicazione perchè lo giudicano un settore facile e “Creativo” (accezione in questo caso estremamente negativa). Certo è più difficile improvvisarsi dentista o carpentiere, figuriamoci! Lo capisco. Ma questa invasione che cosa comporta? L’arrivo di persone poco qualificate che portano via il lavoro a colui/colei che lo merita realizzando dei progetti terribili che vanno a danno del brand.

Oggi c’è molto terrore di questi “Social media fuffas” ( Io li ho definiti così) cioè di coloro che pensano che nei social media bastino due informazioni per fare le cose alla grande, è gente che pretende poco sul piano economico (io faccio un preventivo di 500 euro e loro di 150 circa) ecco perchè piacciono alle aziende/agenzie (ricordate il concetto di Poca spesa molta Resa??).

L’articolo di cui vi parlavo prima cerca di conferire un’immagine più seria al Social media lover, di chiarire un concetto: “Se vuoi fare questo lavoro devi studiare, o comunque avere delle competenze analitiche sviluppate”.

Sono favorevole alla lotta versus il non professionista web 3.0 ci mancherebbe (è la mia battaglia quotidiana), però attenzione a non mettere in cattiva luce anche chi ha una specializzazione più umanistica e centrale nella comunicazione. Parlo per me, io ho una laurea in Relazioni pubbliche e dal 2007 lavoro nel settore inizialmente nei dipartimenti PR tradizionali e poi per avvicinarmi al web non mi sono detta: “O che bello proviamo con i social, no no” sono andata a lavorare per un ente di monitoraggio dove per 14 mesi circa ho sudato 19 camice, ho letto dati, seguito thread, valutato i toni delle conversazioni, insomma ho fatto la vera gavetta.

Lavorare nel web è bellissimo, ma è anche pericoloso, se sbagli qualcosa lo sanno tutti e la faccia che avevi prima tutta spavalda per aver rubato il posto a qualcun’altro credimi svanirà in un batter d’occhio!

 

I Social Network possono aiutare le aziende B2B?

Da qualche settimana sto leggendo un manuale di settore che vi consiglio si intitola: “Social Media B2B” a cura di Bodnar e Cohen ed edito da Hoepli (che faremo senza questa casa editrice così 3.0?). Il libro racconta di come tutte le iniziative di web marketing e di social editing siano indispensabili per le aziende che operano in un settore complesso come quello B2B.

Devo ammetterlo per molto tempo ho sempre messo in primo piano il B2C (quando ci rivolgiamo al privato/consumatore), visto che parlare di cosmesi, moda, assicurazioni, viaggi era sempre affascinante  e semplice. In controtendenza con quello che ho sempre creduto, gli autori di “Social Media B2B” sottolineano come una strategia social sia più redditizia nel B2B per varie ragioni che troverete qui di seguito (se desiderate commentare e dire la vostra in merito siete i benvenuti):

– L’azienda che opera nel B2B conosce meglio i propri clienti (alta profilazione)

– Sono dei “Guru” nella diffusione delle informazioni e generano innovazione

– Aumenta il rapporto costo/contatto (ottenere dei nuovi lead sarà una passeggiata di salute)

– Le vendite sono il frutto di buone relazioni e i social si alimentano di questo

– Le aziende B2B si raccontano bene soprattutto all’esterno!

Ricordiamoci che i social media non riescono a fare miracoli senza il giusto apporto di una strategia marketing offline, l’integrazione tra i due è fondamentale.

b2bmm

Ecco qualche piccola dritta per acquisire dei contatti qualificati i famosi lead che portano soldi e vigore all’azienda B2B:

– La Call to Action, quell’incantesimo che riesce a conquistare nuovi utenti ed a guidarli sulla landing page (pagina di atterraggio).

– La landing Page, puntante alla semplicità e alla chiarezza. L’utente deve capire tutto e trovare anche un contesto grafico interessante

– La qualità dell’offerta, non dimentichiamola miraccomando, e domandiamoci se: Risolve un problema, se è coerente con il brand (awareness) e infine se fornisce delle info utili

– Il Monitoraggio, attraverso la lettura dei dati, chi c’è dietro il click?

– I Social media, sviluppare un piano editoriale che permetta l’engagement

– I contenuti, devono essere di appeal.

Questi piccoli suggerimenti per chi opera nel settore dei new media oppure nel marketing, ci aiuteranno a comprendere l’evoluzione che sta colpendo molte aziende. Prima bastava investire in adv offline e cercare di capire il rapporto strategia/ritorno ROI, oggi è cambiato tutto gli utenti sono dei potenziali publisher, difficili da acchiappare, ma l’elemento a nostro favore è la possibilità attraverso varie piattaforme analitiche (monitoraggio web, google analytics ecc) di consultare dei dati preziosi e imperdibili.