Il social media manager è morto? No è più forte che mai

Qualche giorno fa in un gruppo molto noto ai professionisti 2.0 del web è stata lanciata una discussione incentrata sul seguente articolo http://goo.gl/n8uc5x, secondo l’autore del blog, il Social media Manager di oggi per sopravvivere deve evolvere come marketer, cioè acquisire delle competenze più tecniche (detto in modo molto semplice).

Il post è davvero interessante, da qualche utile dritta a coloro che vogliono focalizzare la propria carriera sui social media, l’unico elemento che mi disturba è  che spesso in rete si usano titoli provocatori come questo “Il Social media Manager è quasi morto (a meno che non evolva come marketer)” per creare una barriera tra chi fa il comunicatore e ama alla follia questo lavoro e quelli che si credono “Simply the best” i migliori marketing addicted di sempre!

Mi rendo conto che oggi siamo in tanti ad essere senza lavoro e che molti di questi vogliano entrare nel mondo della comunicazione perchè lo giudicano un settore facile e “Creativo” (accezione in questo caso estremamente negativa). Certo è più difficile improvvisarsi dentista o carpentiere, figuriamoci! Lo capisco. Ma questa invasione che cosa comporta? L’arrivo di persone poco qualificate che portano via il lavoro a colui/colei che lo merita realizzando dei progetti terribili che vanno a danno del brand.

Oggi c’è molto terrore di questi “Social media fuffas” ( Io li ho definiti così) cioè di coloro che pensano che nei social media bastino due informazioni per fare le cose alla grande, è gente che pretende poco sul piano economico (io faccio un preventivo di 500 euro e loro di 150 circa) ecco perchè piacciono alle aziende/agenzie (ricordate il concetto di Poca spesa molta Resa??).

L’articolo di cui vi parlavo prima cerca di conferire un’immagine più seria al Social media lover, di chiarire un concetto: “Se vuoi fare questo lavoro devi studiare, o comunque avere delle competenze analitiche sviluppate”.

Sono favorevole alla lotta versus il non professionista web 3.0 ci mancherebbe (è la mia battaglia quotidiana), però attenzione a non mettere in cattiva luce anche chi ha una specializzazione più umanistica e centrale nella comunicazione. Parlo per me, io ho una laurea in Relazioni pubbliche e dal 2007 lavoro nel settore inizialmente nei dipartimenti PR tradizionali e poi per avvicinarmi al web non mi sono detta: “O che bello proviamo con i social, no no” sono andata a lavorare per un ente di monitoraggio dove per 14 mesi circa ho sudato 19 camice, ho letto dati, seguito thread, valutato i toni delle conversazioni, insomma ho fatto la vera gavetta.

Lavorare nel web è bellissimo, ma è anche pericoloso, se sbagli qualcosa lo sanno tutti e la faccia che avevi prima tutta spavalda per aver rubato il posto a qualcun’altro credimi svanirà in un batter d’occhio!

 

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