Anche il tuo cervello è in fuga?

Di recente ho letto un paio di articoli che affrontano la questione della “Fuga dei talenti” nei paesi EU, il primo post è analitico ed è firmato dal Fatto Quotidiano, il secondo invece ha una visione ottimistica e sottolinea i feedback positivi post immigrazione ed è stato realizzato da Bianco Lavoro (area news).

Leggendo questi articoli mi sono chiesta: “Dobbiamo davvero spostarci per costruire un futuro roseo e appagante?”, “Di chi è la colpa di tanta amarezza?”. Vi racconto un episodio personale in linea con la tematica: a gennaio quando ho iniziato ad inviare dei cv mi ha risposto una nota azienda/accademia digital che cercava una Community Manager per la propria sede (Nord Italia- Veneto), la proposta mi ha incuriosita ed infatti ho partecipato al 1 colloquio con il sorriso,  ma non appena hanno parlato di trasferimento in sede (al momento vivo in Lombardia) non me la sono sentita di spostarmi e di stravolgere così la mia vita. Molti di voi penseranno: “Sei pazza, dovevi accettare la proposta”, magari avete ragione sono la prima a mettermi in discussione, ma credo che bisogna affidarsi all’istinto e in quel momento la risposta era un secco No.

Dalle indagini condotte per il 2013 dalla AIRE (Associazione Italiani residenti all’estero) la maggior parte dei fuggitivi sono uomini tra i 30-40 anni, cioè delle figure competenti, specializzate che all’estero potrebbero ottenere degli stipendi da urlo e una carriera eccellente! Scegliere se scappare dall’Italia è una decisione tosta, soggettiva, c’è chi se la sente e chi no, c’è colui/colei che ha voglia di azzerare tutto, di scoprire qualcosa di nuovo e c’è chi (come me) ama spostarsi per lavoro ma non potrebbe mai vivere dall’altra parte del mondo a causa di alcune ragioni personali.

Si è tanto parlato negli ultimi giorni delle elezioni europee, abbiamo ascoltato sconcertati i dibattiti dei più noti esponenti politici, e vi dirò io ho votato con la sola speranza che quel partito puntasse al lavoro ad un’Europa multietnica e talentuosa, dove chi fatica, studia e consegue una laurea non finisce a lavorare  a Londra perchè c’è troppa gente pirla che non ne riconosce il valore.

 

Annunci

Sei pronto a rinunciare alle tue ambizioni?

Qualche giorno fa ho avuto il piacere di ascoltare il meeting di Briatore noto anche come il Boss di The Apprentice all’università Bocconi di Milano e devo ammettere che sono rimasta colpita da alcune delle sue parole. Durante l’incontro alla nota accademia, mr Flavio cerca di non illudere i futuri laureati, visto che propone ai ragazzi di avvicinarsi a dei lavori più “Umili” anche detti “Manuali” per ritrovare se stessi e soprattutto portare a casa un mucchio di soldi, tanto più che fa l’esempio delle mance dei camerieri ricche e interessanti.

In questo momento di crisi mi domando: “C’era davvero bisogno di un discorso del genere?” Secondo me no, capisco l’intento del Boss, quello cioè di svegliare molti “Figli di papà che in vita loro non hanno mai lavorato”, ma vorrei chiarire un punto, se uno ha studiato come un dannato per 5 anni (parlo solo dell’università) dopo si merita davvero di fare il cameriere o il pizzaiolo? (con tutto rispetto per chi fa questo mestiere ogni giorno con serietà).

Briatore

Copy: Repubblica TV

Parlo della mia esperienza personale, io dai 19 anni ai 26 ho lavorato in negozio come addetta alle vendite, non perchè mi piacesse il lavoro ma perchè avevo bisogno di soldi per sostenere i miei studi (università privata = svenatemi ora), di conseguenza mi sono sempre rimboccata le maniche e non ho mai fatto la snob verso le professioni generaliste. Il lavoro ti responsabilizza e ti sveglia non c’è dubbio, ma serve se hai un obiettivo nel breve termine ad esempio pagare dei corsi, acquistare un’auto ecc. Oggi da laureata con anni di esperienza nel mondo della comunicazione alle spalle mi viene la pelle d’oca a pensare di dovermi mettere/adattare a fare un lavoro generico, quando ho sviluppato delle competenze utili e preziose in altri ambiti, sarebbe come tradire ciò che sono e quello che voglio diventare!

Non mi permetto di parlare per voi ci mancherebbe, capisco anche le situazioni di emergenza es: “Ho l’affitto da pagare, i miei non mi possono aiutare allora faccio il barista part time!” ma non vorrei che i neolaureati rinunciassero ai propri sogni, se uno desidera fin da piccolo di lavorare in un ufficio marketing perchè no? Perchè dobbiamo dirgli: “Ma vai a fare il cameriere!?” non lo capisco.

In Italia i giovani sono costretti a scappare, a cercare delle opportunità all’estero dove le retribuzioni sono più alte e le gratifiche umane maggiori, vi sembra giusto? In risposta alle dichiarazioni di Briatore vi segnalo questo articolo bellissimo firmato da Simone Cosimi per Wired.it.

Il mio consiglio finale  è di non abbandonare le proprie ambizioni, datevi da fare anche con un lavoro generalista ma che non vi porti via l’80% del vostro tempo e vi garantisca un’entrata mensile. Non date retta a quelli che vi dicono che qui non c’è speranza, se non la creiamo noi quella occasione gli altri non lo faranno mai e forse scappare senza combattere non è la scelta giusta!