Le nove anime della Reputazione Online

Un pò di tempo fa vi avevo parlato dell’importanza della reputazione in rete, cioè dell’immagine che noi abbiamo (come privati o come aziende) sul web. Oggi essere online è semplicissimo, bastano poche mosse e l’unico elemento che gioca a nostro sfavore è il passaparola negativo, tutti i commenti di coloro che fruiscono la rete e che hanno un sentiment negativo. Un messaggio nocivo può davvero fare dei grossi danni.

Un buzz critico può ad esempio indurre un’azienda a ritirare un prodotto dal mercato, spingere un politico a cambiare piano di comunicazione o a dimettersi (se ci va di fortuna), insomma il potere del web è cruciale e se c’è una traccia negativa su di noi questa rimane impressa per sempre.

parlare

Copy: 29.media.tumblr.com

 

Ma vediamo nel dettaglio le caratteristiche del passaparola (che molti analyst seguono con cura per capire il livello di percezione di un prodotto e/o servizio):

1) Persistenza: se qualcuno parla male di te, questa critica rimane lì in attesa di essere riletta, insomma non sparisce dalla circolazione;

2) Indeperibilità: il messaggio non subisce modifiche, resta cioè intatto;

3) Incancellabilità: si lega al punto uno non aggiungo altro;

4) Verificabilità: chiunque può attivare una ricerca su di me che sto scrivendo il post, basta digitare nome e cognome su Google. Oggi le piattaforme di monitoraggio online sono favolose, accurate, riescono a capire il grado di popolarità di un brand, la numerosità degli elementi critici e vulnerabili.

5) Ponderabilità: spesso chi da “Potenza” ad un messaggio positivo o negativo è l’influencer colui che magari ha già testato quel servizio e non ne è rimasto contento. Di frequente le aziende fanno la stupidata di aggiungere in rete commenti positivi frutto di un forte investimento in marketing, ma con questo trucchetto peggiorano le cose;

6) Multimedialità: il contenuto in cui si cita quel nome o brand è visionabile da tablet, mobile e pc;

7) Incontrollabilità: gli interlocutori 2.0 sono difficili da rintracciare, spesso hanno dei nickname, l’unica soluzione ad un incremento di buzz negativo è quello di attivare una sana conversazione e rispondere alle domande e/o richieste di assistenza senza alimentare ulteriori polemiche.

Questa piccola guida arriva da un libro che adoro: “Social media Marketing” (edit: Hoepli), se non l’avete ancora letto vi prego fatelo prima di proporvi come Social media manager 😉

 

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