Una generazione di codardi, sarà vero?

Una settimana fa ho iniziato a leggere il seguente libro edito da Hoepli “Job Revolution” (autori Mossenta e Camporesi), lo consiglio più ai neolaureati che agli over 30 come nel mio caso. Questo manuale propone delle soluzioni su come affrontare al meglio il mercato del lavoro sfruttando due elementi: 1) Le proprie potenzialità nascoste (fa molto “Corso di autostima”) e 2) Usare i social network per ampliare il proprio raggio d’azione (conoscere gente nuova e importante per trovare lavoro).

Nel primo capitolo di questo libro c’è un paragrafo che ha scatenato in me mille emozioni, ve lo copio così poi vi spiego qual’è il focus del post di oggi:

” L’Italia è veramente il Paese dei mammoni e dei bamboccioni: giovani che trascinano gli studi all’infinito e trentenni che vivono ancora in casa con i genitori. Il costo degli affitti, il carovita e la mancanza del lavoro fisso sono solo una scusa: quello che ostacola i giovani è il non voler fare fatica.”

Queste affermazioni sono secondo me errate, certo non nego che buona parte dei giovani Made in Italy viva nel mondo dei sogni, vada avanti con la mancetta di mamma e papà e pensi solo al pub del venerdì sera e a sbronzarsi con gli amici! Però, e qui scatta la prima OBIEZIONE (mi sento molto Ally Mc Beal) non possiamo parlare così di tutti, io ho 32 anni ed ho fatto la gavetta schifosa dello stage che serve poco e a nulla (fotocopie, caffè ecc) ho lavorato durante gli studi per pagarmeli ed ho sempre cercato di lottare per avere una carriera qui nel bel paese! Se molti di noi vivono ancora in casa non è perchè ci piace crogiolarci nella COMFORT ZONE, ma perchè non abbiamo alternative.

Un disoccupato che cerca continuamente un’ occupazione dal lavorare in un call center a fare il portiere di notte e non lo trova, come pensiamo possa pagarsi l’affitto e mantenersi?, mi volete dire che è più coraggioso andare a vivere da soli e intanto farsi mantenere dai genitori?? Cavoli che colpo di coda eccezionale

 

pigro

Copyright: brittany930 – Flickr

Non capisco, presentatemeli questi: Fannulloni, Mammoni, Choosy o come cavolo si chiamano perchè io non ne conosco dico la verità, quello che ho notato è la presenza di tanta gente posizionata su un gommone che continua a prendere acqua e che cerca di andare avanti come può senza affondare. L’isola che non c’è (il famoso contratto a tempo indeterminato) non esiste.

Vogliamo parlare degli ostacoli che oggi un trentenne deve affrontare? Richieste assurde da parte degli HR, come conoscenza di almeno 3 lingue e se parli il Cinese cavoli sei proprio un figo! Colloqui che non ottengono mai un riscontro (nel libro se ne parla), basta una mail e poche righe è indice di educazione, Concorrenza spietata delle agenzie interinali che per ottenere un cv venderebbero la loro cara nonna! E’ un delirio!!

La soluzione? Scappare dall’Italia e nel libro si parla appunto di questa PRESA DI CORAGGIO: ” Qualche segnale positivo di sana ribellione c’è: il fatto che sempre più giovani si stiano trasferendo all’estero per lavorare sta a dimostrare che vi siete finalmente stancati di continuare a navigare senza mai sbarcare, e avete deciso di puntare su voi stessi e sul vostro valore”

Scusate ma non è che la fuga sia la soluzione a tutti i problemi, forse è il caso di sistemare il paese e di dare delle opportunità prima di spingere tutti ad andarsene! Non capisco davvero! E voi che ne pensate? Sono io la fuori di testa o un pò di ragione ce l’ho??

 

PS. Questo post nasce non per criticare il libro che trovo un aiuto valido a chi davvero non ha mai lavorato in vita sua, ma è una riflessione, un’occasione per affrontare dei temi scottanti e che sfortunatamente riguardano noi giovani!

 

 

 

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4 thoughts on “Una generazione di codardi, sarà vero?

  1. Sono d’accordo con te. Non faccio certo parte dei giovani di oggi, visto che di anni ne ho 36, eppure rientro nella generazione sfigata dei contratti inesistenti (lavorando in editoria poi…). Ma fannullona e choosy nemmeno per 5 secondi lo sono stata.
    Un giovane se ne dovrebbe andare da qui a 10 anni, per non essere fagocitato dalle logiche “italiote”, andarsene a 30 è sicuramente una soluzione individuale, ma non di sistema. Perché non criticare chi lo fa, questo sistema? (e dubito siano i giovani!).

    • Ciao Bia, esatto, il problema è che in Italia non ci sono occasioni per i “Giovani”. Uno deve destreggiarsi tra piccoli lavoretti poco motivanti solo per pagare le spese utili a sopravvivere. Un’esperienza all’estero è utile chi dice il contrario, ma non diamo il via ad una campagna del “Fuggo sereno e me ne frego” non lo trovo giusto

  2. In genere al brillante neolaureato si aprono due strade:

    1) se ha progetti come rendersi presto indipendente, comprare casa, sposarsi, va dove gli danno da mangiare, anche se significa non fare esattamente il lavoro dei sogni.
    2) se vuole fare il lavoro dei sogni, corre il rischio pur di avere una possibilità.

    Questo succede *in tutto il mondo*. Solo in Italia la maggior parte dei giovani sceglie la strada 2 incazzandosi perché non può farlo alle condizioni della 1.
    L’Estero mi sembra più una leggenda che altro: la maggior parte di quelli che conosco e di cui ho sentito raccontare (anche laureati) ci è andato per fare, alla fine, il cameriere o lo sguattero di cucina (cioè i lavori che qui non voleva assolutamente fare) vivendo in camerate dove affitta un posto letto, nemmeno una camera (cioè condizioni in cui in Italia non voleva assolutamente vivere).

    Sicuramente le aziende italiane dovrebbero correggere il tiro in molte cose e non sono immacolate, ad ogni modo gli italiani hanno davvero questo dare per scontato e quindi pretendere un sacco di privilegi che, in quanto tali, non sono scontati affatto. Pensiamo ancora a come vivevano i nostri genitori, tutti col posto fisso, la pensione a 50 anni, e riteniamo un’ingiustizia non avere le stesse cose.

    Il mito dei giovani italiani è Fantozzi, e questo non mi sembra affatto un bene per il Paese.

    • Ciao, prima di tutto grazie per il commento.
      E’ verissimo molti all’estero vanno a fare i barman o i camerieri, però se hai una buona conoscenza della lingua puoi aspirare ad un lavoro motivante e ben retribuito.
      Non credo nel bivio: 1) Lavoro che non ami ma ben pagato e 2) Lavoro dei sogni che ti fa fare il bambinone a vita.
      Conosco gente che svolge il ruolo che ha sempre sognato e persino può permettersi di vivere da solo.
      In Italia si scoraggia l’ambizione, perchè fa paura a chi è over 60 e ancora di andare in pensione non ne ha la minima voglia (in questo gruppo escludo giustamente gli esodati) e alle aziende familiari che non vedono l’innovazione come una risorsa ma come un grossa disdetta!

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