Crudeltà o Vanità?

Ieri sera ho visto un servizio di REPORT che mi ha lasciata stordita, l’argomento choc del programma era lo svelare quello che esiste dietro la vendita di un prodotto di lusso e mostrare così un mondo fatto di sfruttamento, maltrattamenti e ipocrisia.

Il protagonista del servizio era la nota azienda di moda MONCLER, conosciuta in tutto il mondo per i suoi piumini trendy e costosi (fascia alta anzi altissima). Durante il programma tv viene raccontato come il gruppo fashion abbia negli ultimi mesi esternalizzato la produzione dei capi spalla dall’Italia all’estero, precisamente in Romania ed abbia utilizzato delle materie prime provenienti dall’Ungheria. A questo punto vi domanderete: “Che novità, lo fanno buona parte delle aziende italiane” ed è qui che interrompo la catena dei vostri pensieri con un altro quesito: “Quanti sfruttano gli animali e propongono un rapporto qualità prezzo inesistente?”.

Copy: toocutethings.blogspot.com

Copy: toocutethings.blogspot.com

Ecco i temi caldi del caso Moncler:

LE MATERIE PRIME, sono le piume d’oca, un materiale molto ricercato dalle aziende di moda internazionali. Gli allevatori ungheresi che riforniscono la Moncler maltrattano gli animali, infatti per ottenere la famosa piuma, delle persone se così vogliamo definirle le strappano con forza dall’oca lasciandola stordita e sotto choc, infatti alcune vengono ferite e disinfettate in loco, altre non hanno neanche la forza di camminare. Io sono una persona super sensibile e credetemi quando ho visto certe inquadrature di Report mi veniva da piangere.

LA PRODUZIONE DEL CAPO, viene affidata ad un paese che non sa neanche che cosa significhi l’alta sartoria, i pezzi vengono assemblati e imbottiti della piuma d’oca ed il prodotto esce dalla fabbrica pronto per il retail.

IL RAPPORTO QUALITA’/PREZZO, non c’è, i piumini della MONCLER al pubblico costano all’incirca sui 1.000 euro poi dipende naturalmente dal modello ma il costo di produzione è di 30 euro. Vorrei inoltre sottolineare come ci sia la totale assenza di alta sartorialità, visto che durante il programma televisivo anche i direttori di produzione segnalavano dei difetti tecnici sui prodotti. Aggiungo inoltre un piccolo chiarimento e ringrazio il popolo di Facebook che con le sue critiche da modo di ampliare il raggio di azione e pensiero, se un capo costa 1000 euro e dunque si posiziona in una fascia medio alta e perchè si tratta di un articolo di lusso che vive di:  marketing, immagine, qui il brand è il vero traino di tutto. Ora mi domando e vi chiedo: “Dopo aver visto un servizio tv come quello di domenica sera ve la sentireste di seguire quel marchio? Vi sentite comunque cool a indossarlo? Mmh ne dubito”. Ci saranno comunque i soliti che andranno in negozio ed acquisteranno il capo spalla senza battere ciglio, ma la democrazia è anche questo rispettare le scelte altrui.

Ritornando al discorso delle materie prime, se cerchi la qualità devi puntare al meglio e riconoscere il lavoro umano, evitare di torturare degli animali e soprattutto curare nei minimi dettagli la filiera produttiva!

Questo racconto agghiacciante effettuato dall’ottimo staff di Report ha suscitato come potete immaginare un passaparola negativo sui vari social network, ad es sulla fan page italiana di MONCLER la parola INDIGNAZIONE sintetizza il mood degli utenti

Ecco qualche verbatim di esempio:

Ok 1

ok 2

ok 3

In questo momento non vorrei essere la Social Media Manager di Moncler per rimediare a questo disastro, ma quali sono le soluzioni?

1) Riportare la produzione in Italia, sì costa 30 euro in più, ma magari le cuciture sono un pelo più decenti, no?

2) Donare qualche milione ad un ente che protegge gli animali dai maltrattamenti, si sarebbe proprio un bel gesto

3) L’Ad dovrebbe fare un bel discorso in pubblico e magari chiedere scusa ai consumatori che per tanti anni hanno creduto nell’azienda e nel brand!

Questo servizio di Report, mi ha davvero sconvolta, e se adesso c’è il delirio in rete sono felice che la democrazia 2.0 dia l’occasione a tutti di dire la propria opinione e magari di aspirare ad un futuro migliore con maggiore riguardo alla etica!

NB: La Moncler ha risposto alle critiche in rete con il seguente comunicato stampa http://goo.gl/W5dKww

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Schiavi 3.0

Ciao a tutti,

finalmente dedico una fetta del mio tempo al blog, premetto sono consapevole di averlo trascurato, ma ho dovuto affrontare varie “Prove cruciali” che sono del tutto naturali per una over 30.

Colgo l’occasione di questo tanto atteso ritorno alla web editing per affrontare un argomento che mi sta molto a cuore, cioè quello della ricerca del lavoro e del confronto tra domanda (noi poveri disoccupati) e offerta (le care aziende furbacchione). Come sapete da gennaio è partita la mia caccia all’occupazione e devo dire che è difficile trovare un micro spazio dove mostrare le proprie capacità, durante questo strano viaggio ho notato che gli altri candidati spesso sono messi peggio (lo dico con tutta la affettuosità del mondo) e che il mercato del lavoro fa acqua da tutte le parti.

Mi spiego meglio, di recente ho partecipato ad un colloquio di gruppo per addetta alle vendite che mi ha dato molte ragioni su cui riflettere, ecco i punti principali:

1) Tristezza infinita, credetemi ci sono delle ragazze bravissime  e competenti che pur di portare 100 euro a casa sarebbero disposte a pulire i pavimenti e il wc del negozio;

2) Mancanza di professionalità da parte della famosa “Offerta di lavoro”, non sanno quante ore farti fare al giorno, pensano che la gente sia disposta a ballare anche il tip tap mentre vende un prodotto, insomma devono chiarirsi le idee amici miei!

3) Nessun Rispetto convochi un sacco di persone per un lavoro che durerà due settimane e 2h al giorno?? Ma cavoli uno come copre le spese?? Anche solo se vai con l’auto sostieni dei costi, e sfortunatamente non esiste ancora il teletrasporto.

Eccomi anche ad affrontare un secondo argomento, quello delle competenze richieste dalle aziende, soprattutto per il digital. Infatti nel mio settore devi essere un alieno, cioè saper parlare almeno 3 lingue, l’inglese deve essere fluente (vogliamo parlare delle accademie italiane? E della mia teacher che raccontava di sua figlia e dei suoi problemi familiari durante le superiori??), devi conoscere come un Dio Photoshop e tutti i programmi di grafica (ehi non ho studiato per fare la Art director ma per lavorare nella comunicazione) se desideri firmare un contratto. Ho la sensazione che sia stata lanciata la “Svendita del know how” cioè la possibilità di assumere una sola persona che come la dea KALI’ fa mille cose contemporaneamente dalle 9.00 alle 11.00 è grafica, dalle 11.00 alle 13 è pr e dalle 15 alle 18 è social media expert! Ehi aziende facendo così sicuramente risparmiate (meno contributi e meno contratti) però ricordate che il risultato finale sarà deludente. Uno staff di lavoro ha successo se unisce più teste e più competenze!

Che cosa è cambiato da quando mi sono diplomata io nel 2000? Mille cose: Non c’è più il rispetto per il lavoratore, tanta gente lavora in nero, ci si accontenta di guadagnare poco perchè tanto c’è sempre chi sta peggio e soprattutto si è disintegrata l’ambizione!

Molti dopo aver letto questo post diranno: “Se ti fa tanto schifo com’è qui la situazione perchè non te ne vai all’estero?” ahaha e qui vi volevo, anche di là fuori dai confini non è che si stia proprio bene, e in merito vi segnalo un articolo di Paul Petrone che vi farà accapponare la pelle, non perchè sia mal scritto ma per quello che racconta ecco il motivo del titolo Schiavi 3.0 .

PS. Non ho la presunzione di dare completamente la colpa a coloro che inseriscono gli annunci online e cercano personale e soprattutto molto umilmente non voglio vendere e/o promuovere il mio blog come l’ultimo capolavoro della narrativa italiana ok? Semplicità e umiltà prima di tutto e se arriva qualche critica costruttiva sarà ben accolta 🙂

Se volete dire la vostra sarete i benvenuti!! Un abbraccio a tutti

Stacco la spina #rilassiamoci

Ciao a tutti, piccola premessa non mi sono dimenticata del blog, ma come sapete l’estate è un momento di grande riflessione e per me queste settimane sono state una bella e intensa avventura!

A breve partirò per il mare, di certo da disoccupata non ho molto bisogno di riposare il fisico, ma più che altro di staccare la mente dalle mille preoccupazioni quotidiane.

La pubblicazione nel blog riprenderà la 1 settimana di Settembre, speriamo in un futuro scoppiettante e ricco di colpi di scena positivi.

Un abbraccio e buone vacanze a tutti voi!

Sardegna

Sardegna

I tweet “Al vetriolo” di Maurizio Gasparri

Qualche giorno fa sul profilo ufficiale del noto politico Maurizio Gasparri (lo trovate qui @gasparripdl ) è successo il finimondo, sono stati messi in rete tweet velenosissimi soprattutto contro l’Inghilterra un paese cosmopolita e innovativo e che oggi aiuta molti italiani a trovare un’occupazione.

Facciamo una breve premessa prima di mettere in vetrina le inquietanti parole dell’onorevole, tutti i social network danno l’impressione di essere dei mezzi di comunicazione “Tranquilli e pacifici”, semplici da usare che non comportano nessun tipo di problema, giusto? Mmh..MAI E DICO MAI commettere questo errore! Twitter come anche Facebook, Google Plus ecc sono degli amplificatori di tutto ciò che diciamo, e soprattutto di come lo affermiamo, se pubblichi una frase incompleta, dal significato ambiguo oppure insulti qualcuno, il popolo della rete ti appenderà come il salame dell’albero della cuccagna!

Non è solo cruciale quello che scrivi, ma anche il volto, il ruolo che rappresenti, se sei Gino il panettiere di Livorno che si lamenta del governo e della sua inefficacia non vedo nessun problema, c’è la democrazia e la libertà di parola e non nuoce nessuno; ma se parliamo del vicepresidente del Senato allora la situazione cambia e molto!

Avere oggi un ruolo istituzionale implica: Aplomb, rispetto per il prossimo, un orientamento cosmopolita (almeno ce lo si augura), una sensibiltà elevata rispetto alla media ecc

Il 15 Giugno Maurizio Gasparri diciamo che si è scordato di queste caratteristiche umane che dovrebbe possedere ed ha completamente perso la rotta, oppure come direbbero i teen di oggi “Ok ha sbarellato”.

Vi copio qui di seguito i tweet “Caldi” probabile conseguenza della partita al mondiale di Brasile Ita vs Inghilterra? Mah chi lo sa, forse sarà stata colpa del caldo:

tweet gaspa

 

Quali sono gli elementi che colpiscono di più?

1) L’ineducazione assoluta verso l’utente che ha dichiarato di lavorare in Inghilterra

2) La mancanza di rispetto verso un paese dell’Unione Europea

3)L’assenza di un know how in comunicazione digitale, non ha un Pr al suo fianco che lo consiglia?

4) Impulsività grave (prima di parlare vale la regola del conta fino a 10)

A partire da questo thread alquanto controverso, il popolo della rete si è scatenato, vi segnalo alcuni commenti che trovo “Strabilianti”

– ANNA PAOLA CONCIA @annapaolaconcia

“Sapete quale è la nostra più grande tragedia? Che ci siamo abituati a tutto questo

ELMORISCO @elmorisco (che gioca con l’ironia)

, Luciano al liceo classico: L’ignoranza acceca gli uomini. A volte li rende solo strabici.

ALAIN MAURI @wildeng

dopo il tweet di ieri sera dovrebbe dimettersi, non è al bar ma è il vicepresidente del Senato

Gli altri tweet li trovate facilmente, basta che digitiate sul search di Twitter #Gasparri

Per concludere vorrei sottoporvi anche l’articolo realizzato da Alessio Postiglione per l’Huffington Post dove si parla in maniera dettagliata dell’importanza della comunicazione online e di come oggi i politici usino i new media.

Vi lascio con questa riflessione, quando assumente un neolaureato che dice di conoscere bene i Social, ma in realtà sa poco e nulla, cari amici rischiate di fare la fine del povero Gasparri, insomma siete alla ricerca disperata di un FLOP!

 

 

 

 

 

Una generazione di codardi, sarà vero?

Una settimana fa ho iniziato a leggere il seguente libro edito da Hoepli “Job Revolution” (autori Mossenta e Camporesi), lo consiglio più ai neolaureati che agli over 30 come nel mio caso. Questo manuale propone delle soluzioni su come affrontare al meglio il mercato del lavoro sfruttando due elementi: 1) Le proprie potenzialità nascoste (fa molto “Corso di autostima”) e 2) Usare i social network per ampliare il proprio raggio d’azione (conoscere gente nuova e importante per trovare lavoro).

Nel primo capitolo di questo libro c’è un paragrafo che ha scatenato in me mille emozioni, ve lo copio così poi vi spiego qual’è il focus del post di oggi:

” L’Italia è veramente il Paese dei mammoni e dei bamboccioni: giovani che trascinano gli studi all’infinito e trentenni che vivono ancora in casa con i genitori. Il costo degli affitti, il carovita e la mancanza del lavoro fisso sono solo una scusa: quello che ostacola i giovani è il non voler fare fatica.”

Queste affermazioni sono secondo me errate, certo non nego che buona parte dei giovani Made in Italy viva nel mondo dei sogni, vada avanti con la mancetta di mamma e papà e pensi solo al pub del venerdì sera e a sbronzarsi con gli amici! Però, e qui scatta la prima OBIEZIONE (mi sento molto Ally Mc Beal) non possiamo parlare così di tutti, io ho 32 anni ed ho fatto la gavetta schifosa dello stage che serve poco e a nulla (fotocopie, caffè ecc) ho lavorato durante gli studi per pagarmeli ed ho sempre cercato di lottare per avere una carriera qui nel bel paese! Se molti di noi vivono ancora in casa non è perchè ci piace crogiolarci nella COMFORT ZONE, ma perchè non abbiamo alternative.

Un disoccupato che cerca continuamente un’ occupazione dal lavorare in un call center a fare il portiere di notte e non lo trova, come pensiamo possa pagarsi l’affitto e mantenersi?, mi volete dire che è più coraggioso andare a vivere da soli e intanto farsi mantenere dai genitori?? Cavoli che colpo di coda eccezionale

 

pigro

Copyright: brittany930 – Flickr

Non capisco, presentatemeli questi: Fannulloni, Mammoni, Choosy o come cavolo si chiamano perchè io non ne conosco dico la verità, quello che ho notato è la presenza di tanta gente posizionata su un gommone che continua a prendere acqua e che cerca di andare avanti come può senza affondare. L’isola che non c’è (il famoso contratto a tempo indeterminato) non esiste.

Vogliamo parlare degli ostacoli che oggi un trentenne deve affrontare? Richieste assurde da parte degli HR, come conoscenza di almeno 3 lingue e se parli il Cinese cavoli sei proprio un figo! Colloqui che non ottengono mai un riscontro (nel libro se ne parla), basta una mail e poche righe è indice di educazione, Concorrenza spietata delle agenzie interinali che per ottenere un cv venderebbero la loro cara nonna! E’ un delirio!!

La soluzione? Scappare dall’Italia e nel libro si parla appunto di questa PRESA DI CORAGGIO: ” Qualche segnale positivo di sana ribellione c’è: il fatto che sempre più giovani si stiano trasferendo all’estero per lavorare sta a dimostrare che vi siete finalmente stancati di continuare a navigare senza mai sbarcare, e avete deciso di puntare su voi stessi e sul vostro valore”

Scusate ma non è che la fuga sia la soluzione a tutti i problemi, forse è il caso di sistemare il paese e di dare delle opportunità prima di spingere tutti ad andarsene! Non capisco davvero! E voi che ne pensate? Sono io la fuori di testa o un pò di ragione ce l’ho??

 

PS. Questo post nasce non per criticare il libro che trovo un aiuto valido a chi davvero non ha mai lavorato in vita sua, ma è una riflessione, un’occasione per affrontare dei temi scottanti e che sfortunatamente riguardano noi giovani!

 

 

 

Anche il tuo cervello è in fuga?

Di recente ho letto un paio di articoli che affrontano la questione della “Fuga dei talenti” nei paesi EU, il primo post è analitico ed è firmato dal Fatto Quotidiano, il secondo invece ha una visione ottimistica e sottolinea i feedback positivi post immigrazione ed è stato realizzato da Bianco Lavoro (area news).

Leggendo questi articoli mi sono chiesta: “Dobbiamo davvero spostarci per costruire un futuro roseo e appagante?”, “Di chi è la colpa di tanta amarezza?”. Vi racconto un episodio personale in linea con la tematica: a gennaio quando ho iniziato ad inviare dei cv mi ha risposto una nota azienda/accademia digital che cercava una Community Manager per la propria sede (Nord Italia- Veneto), la proposta mi ha incuriosita ed infatti ho partecipato al 1 colloquio con il sorriso,  ma non appena hanno parlato di trasferimento in sede (al momento vivo in Lombardia) non me la sono sentita di spostarmi e di stravolgere così la mia vita. Molti di voi penseranno: “Sei pazza, dovevi accettare la proposta”, magari avete ragione sono la prima a mettermi in discussione, ma credo che bisogna affidarsi all’istinto e in quel momento la risposta era un secco No.

Dalle indagini condotte per il 2013 dalla AIRE (Associazione Italiani residenti all’estero) la maggior parte dei fuggitivi sono uomini tra i 30-40 anni, cioè delle figure competenti, specializzate che all’estero potrebbero ottenere degli stipendi da urlo e una carriera eccellente! Scegliere se scappare dall’Italia è una decisione tosta, soggettiva, c’è chi se la sente e chi no, c’è colui/colei che ha voglia di azzerare tutto, di scoprire qualcosa di nuovo e c’è chi (come me) ama spostarsi per lavoro ma non potrebbe mai vivere dall’altra parte del mondo a causa di alcune ragioni personali.

Si è tanto parlato negli ultimi giorni delle elezioni europee, abbiamo ascoltato sconcertati i dibattiti dei più noti esponenti politici, e vi dirò io ho votato con la sola speranza che quel partito puntasse al lavoro ad un’Europa multietnica e talentuosa, dove chi fatica, studia e consegue una laurea non finisce a lavorare  a Londra perchè c’è troppa gente pirla che non ne riconosce il valore.