Stacco la spina #rilassiamoci

Ciao a tutti, piccola premessa non mi sono dimenticata del blog, ma come sapete l’estate è un momento di grande riflessione e per me queste settimane sono state una bella e intensa avventura!

A breve partirò per il mare, di certo da disoccupata non ho molto bisogno di riposare il fisico, ma più che altro di staccare la mente dalle mille preoccupazioni quotidiane.

La pubblicazione nel blog riprenderà la 1 settimana di Settembre, speriamo in un futuro scoppiettante e ricco di colpi di scena positivi.

Un abbraccio e buone vacanze a tutti voi!

Sardegna

Sardegna

I tweet “Al vetriolo” di Maurizio Gasparri

Qualche giorno fa sul profilo ufficiale del noto politico Maurizio Gasparri (lo trovate qui @gasparripdl ) è successo il finimondo, sono stati messi in rete tweet velenosissimi soprattutto contro l’Inghilterra un paese cosmopolita e innovativo e che oggi aiuta molti italiani a trovare un’occupazione.

Facciamo una breve premessa prima di mettere in vetrina le inquietanti parole dell’onorevole, tutti i social network danno l’impressione di essere dei mezzi di comunicazione “Tranquilli e pacifici”, semplici da usare che non comportano nessun tipo di problema, giusto? Mmh..MAI E DICO MAI commettere questo errore! Twitter come anche Facebook, Google Plus ecc sono degli amplificatori di tutto ciò che diciamo, e soprattutto di come lo affermiamo, se pubblichi una frase incompleta, dal significato ambiguo oppure insulti qualcuno, il popolo della rete ti appenderà come il salame dell’albero della cuccagna!

Non è solo cruciale quello che scrivi, ma anche il volto, il ruolo che rappresenti, se sei Gino il panettiere di Livorno che si lamenta del governo e della sua inefficacia non vedo nessun problema, c’è la democrazia e la libertà di parola e non nuoce nessuno; ma se parliamo del vicepresidente del Senato allora la situazione cambia e molto!

Avere oggi un ruolo istituzionale implica: Aplomb, rispetto per il prossimo, un orientamento cosmopolita (almeno ce lo si augura), una sensibiltà elevata rispetto alla media ecc

Il 15 Giugno Maurizio Gasparri diciamo che si è scordato di queste caratteristiche umane che dovrebbe possedere ed ha completamente perso la rotta, oppure come direbbero i teen di oggi “Ok ha sbarellato”.

Vi copio qui di seguito i tweet “Caldi” probabile conseguenza della partita al mondiale di Brasile Ita vs Inghilterra? Mah chi lo sa, forse sarà stata colpa del caldo:

tweet gaspa

 

Quali sono gli elementi che colpiscono di più?

1) L’ineducazione assoluta verso l’utente che ha dichiarato di lavorare in Inghilterra

2) La mancanza di rispetto verso un paese dell’Unione Europea

3)L’assenza di un know how in comunicazione digitale, non ha un Pr al suo fianco che lo consiglia?

4) Impulsività grave (prima di parlare vale la regola del conta fino a 10)

A partire da questo thread alquanto controverso, il popolo della rete si è scatenato, vi segnalo alcuni commenti che trovo “Strabilianti”

– ANNA PAOLA CONCIA @annapaolaconcia

“Sapete quale è la nostra più grande tragedia? Che ci siamo abituati a tutto questo

ELMORISCO @elmorisco (che gioca con l’ironia)

, Luciano al liceo classico: L’ignoranza acceca gli uomini. A volte li rende solo strabici.

ALAIN MAURI @wildeng

dopo il tweet di ieri sera dovrebbe dimettersi, non è al bar ma è il vicepresidente del Senato

Gli altri tweet li trovate facilmente, basta che digitiate sul search di Twitter #Gasparri

Per concludere vorrei sottoporvi anche l’articolo realizzato da Alessio Postiglione per l’Huffington Post dove si parla in maniera dettagliata dell’importanza della comunicazione online e di come oggi i politici usino i new media.

Vi lascio con questa riflessione, quando assumente un neolaureato che dice di conoscere bene i Social, ma in realtà sa poco e nulla, cari amici rischiate di fare la fine del povero Gasparri, insomma siete alla ricerca disperata di un FLOP!

 

 

 

 

 

Una generazione di codardi, sarà vero?

Una settimana fa ho iniziato a leggere il seguente libro edito da Hoepli “Job Revolution” (autori Mossenta e Camporesi), lo consiglio più ai neolaureati che agli over 30 come nel mio caso. Questo manuale propone delle soluzioni su come affrontare al meglio il mercato del lavoro sfruttando due elementi: 1) Le proprie potenzialità nascoste (fa molto “Corso di autostima”) e 2) Usare i social network per ampliare il proprio raggio d’azione (conoscere gente nuova e importante per trovare lavoro).

Nel primo capitolo di questo libro c’è un paragrafo che ha scatenato in me mille emozioni, ve lo copio così poi vi spiego qual’è il focus del post di oggi:

” L’Italia è veramente il Paese dei mammoni e dei bamboccioni: giovani che trascinano gli studi all’infinito e trentenni che vivono ancora in casa con i genitori. Il costo degli affitti, il carovita e la mancanza del lavoro fisso sono solo una scusa: quello che ostacola i giovani è il non voler fare fatica.”

Queste affermazioni sono secondo me errate, certo non nego che buona parte dei giovani Made in Italy viva nel mondo dei sogni, vada avanti con la mancetta di mamma e papà e pensi solo al pub del venerdì sera e a sbronzarsi con gli amici! Però, e qui scatta la prima OBIEZIONE (mi sento molto Ally Mc Beal) non possiamo parlare così di tutti, io ho 32 anni ed ho fatto la gavetta schifosa dello stage che serve poco e a nulla (fotocopie, caffè ecc) ho lavorato durante gli studi per pagarmeli ed ho sempre cercato di lottare per avere una carriera qui nel bel paese! Se molti di noi vivono ancora in casa non è perchè ci piace crogiolarci nella COMFORT ZONE, ma perchè non abbiamo alternative.

Un disoccupato che cerca continuamente un’ occupazione dal lavorare in un call center a fare il portiere di notte e non lo trova, come pensiamo possa pagarsi l’affitto e mantenersi?, mi volete dire che è più coraggioso andare a vivere da soli e intanto farsi mantenere dai genitori?? Cavoli che colpo di coda eccezionale

 

pigro

Copyright: brittany930 – Flickr

Non capisco, presentatemeli questi: Fannulloni, Mammoni, Choosy o come cavolo si chiamano perchè io non ne conosco dico la verità, quello che ho notato è la presenza di tanta gente posizionata su un gommone che continua a prendere acqua e che cerca di andare avanti come può senza affondare. L’isola che non c’è (il famoso contratto a tempo indeterminato) non esiste.

Vogliamo parlare degli ostacoli che oggi un trentenne deve affrontare? Richieste assurde da parte degli HR, come conoscenza di almeno 3 lingue e se parli il Cinese cavoli sei proprio un figo! Colloqui che non ottengono mai un riscontro (nel libro se ne parla), basta una mail e poche righe è indice di educazione, Concorrenza spietata delle agenzie interinali che per ottenere un cv venderebbero la loro cara nonna! E’ un delirio!!

La soluzione? Scappare dall’Italia e nel libro si parla appunto di questa PRESA DI CORAGGIO: ” Qualche segnale positivo di sana ribellione c’è: il fatto che sempre più giovani si stiano trasferendo all’estero per lavorare sta a dimostrare che vi siete finalmente stancati di continuare a navigare senza mai sbarcare, e avete deciso di puntare su voi stessi e sul vostro valore”

Scusate ma non è che la fuga sia la soluzione a tutti i problemi, forse è il caso di sistemare il paese e di dare delle opportunità prima di spingere tutti ad andarsene! Non capisco davvero! E voi che ne pensate? Sono io la fuori di testa o un pò di ragione ce l’ho??

 

PS. Questo post nasce non per criticare il libro che trovo un aiuto valido a chi davvero non ha mai lavorato in vita sua, ma è una riflessione, un’occasione per affrontare dei temi scottanti e che sfortunatamente riguardano noi giovani!

 

 

 

Le nove anime della Reputazione Online

Un pò di tempo fa vi avevo parlato dell’importanza della reputazione in rete, cioè dell’immagine che noi abbiamo (come privati o come aziende) sul web. Oggi essere online è semplicissimo, bastano poche mosse e l’unico elemento che gioca a nostro sfavore è il passaparola negativo, tutti i commenti di coloro che fruiscono la rete e che hanno un sentiment negativo. Un messaggio nocivo può davvero fare dei grossi danni.

Un buzz critico può ad esempio indurre un’azienda a ritirare un prodotto dal mercato, spingere un politico a cambiare piano di comunicazione o a dimettersi (se ci va di fortuna), insomma il potere del web è cruciale e se c’è una traccia negativa su di noi questa rimane impressa per sempre.

parlare

Copy: 29.media.tumblr.com

 

Ma vediamo nel dettaglio le caratteristiche del passaparola (che molti analyst seguono con cura per capire il livello di percezione di un prodotto e/o servizio):

1) Persistenza: se qualcuno parla male di te, questa critica rimane lì in attesa di essere riletta, insomma non sparisce dalla circolazione;

2) Indeperibilità: il messaggio non subisce modifiche, resta cioè intatto;

3) Incancellabilità: si lega al punto uno non aggiungo altro;

4) Verificabilità: chiunque può attivare una ricerca su di me che sto scrivendo il post, basta digitare nome e cognome su Google. Oggi le piattaforme di monitoraggio online sono favolose, accurate, riescono a capire il grado di popolarità di un brand, la numerosità degli elementi critici e vulnerabili.

5) Ponderabilità: spesso chi da “Potenza” ad un messaggio positivo o negativo è l’influencer colui che magari ha già testato quel servizio e non ne è rimasto contento. Di frequente le aziende fanno la stupidata di aggiungere in rete commenti positivi frutto di un forte investimento in marketing, ma con questo trucchetto peggiorano le cose;

6) Multimedialità: il contenuto in cui si cita quel nome o brand è visionabile da tablet, mobile e pc;

7) Incontrollabilità: gli interlocutori 2.0 sono difficili da rintracciare, spesso hanno dei nickname, l’unica soluzione ad un incremento di buzz negativo è quello di attivare una sana conversazione e rispondere alle domande e/o richieste di assistenza senza alimentare ulteriori polemiche.

Questa piccola guida arriva da un libro che adoro: “Social media Marketing” (edit: Hoepli), se non l’avete ancora letto vi prego fatelo prima di proporvi come Social media manager 😉

 

Anche il tuo cervello è in fuga?

Di recente ho letto un paio di articoli che affrontano la questione della “Fuga dei talenti” nei paesi EU, il primo post è analitico ed è firmato dal Fatto Quotidiano, il secondo invece ha una visione ottimistica e sottolinea i feedback positivi post immigrazione ed è stato realizzato da Bianco Lavoro (area news).

Leggendo questi articoli mi sono chiesta: “Dobbiamo davvero spostarci per costruire un futuro roseo e appagante?”, “Di chi è la colpa di tanta amarezza?”. Vi racconto un episodio personale in linea con la tematica: a gennaio quando ho iniziato ad inviare dei cv mi ha risposto una nota azienda/accademia digital che cercava una Community Manager per la propria sede (Nord Italia- Veneto), la proposta mi ha incuriosita ed infatti ho partecipato al 1 colloquio con il sorriso,  ma non appena hanno parlato di trasferimento in sede (al momento vivo in Lombardia) non me la sono sentita di spostarmi e di stravolgere così la mia vita. Molti di voi penseranno: “Sei pazza, dovevi accettare la proposta”, magari avete ragione sono la prima a mettermi in discussione, ma credo che bisogna affidarsi all’istinto e in quel momento la risposta era un secco No.

Dalle indagini condotte per il 2013 dalla AIRE (Associazione Italiani residenti all’estero) la maggior parte dei fuggitivi sono uomini tra i 30-40 anni, cioè delle figure competenti, specializzate che all’estero potrebbero ottenere degli stipendi da urlo e una carriera eccellente! Scegliere se scappare dall’Italia è una decisione tosta, soggettiva, c’è chi se la sente e chi no, c’è colui/colei che ha voglia di azzerare tutto, di scoprire qualcosa di nuovo e c’è chi (come me) ama spostarsi per lavoro ma non potrebbe mai vivere dall’altra parte del mondo a causa di alcune ragioni personali.

Si è tanto parlato negli ultimi giorni delle elezioni europee, abbiamo ascoltato sconcertati i dibattiti dei più noti esponenti politici, e vi dirò io ho votato con la sola speranza che quel partito puntasse al lavoro ad un’Europa multietnica e talentuosa, dove chi fatica, studia e consegue una laurea non finisce a lavorare  a Londra perchè c’è troppa gente pirla che non ne riconosce il valore.

 

Sei pronto a rinunciare alle tue ambizioni?

Qualche giorno fa ho avuto il piacere di ascoltare il meeting di Briatore noto anche come il Boss di The Apprentice all’università Bocconi di Milano e devo ammettere che sono rimasta colpita da alcune delle sue parole. Durante l’incontro alla nota accademia, mr Flavio cerca di non illudere i futuri laureati, visto che propone ai ragazzi di avvicinarsi a dei lavori più “Umili” anche detti “Manuali” per ritrovare se stessi e soprattutto portare a casa un mucchio di soldi, tanto più che fa l’esempio delle mance dei camerieri ricche e interessanti.

In questo momento di crisi mi domando: “C’era davvero bisogno di un discorso del genere?” Secondo me no, capisco l’intento del Boss, quello cioè di svegliare molti “Figli di papà che in vita loro non hanno mai lavorato”, ma vorrei chiarire un punto, se uno ha studiato come un dannato per 5 anni (parlo solo dell’università) dopo si merita davvero di fare il cameriere o il pizzaiolo? (con tutto rispetto per chi fa questo mestiere ogni giorno con serietà).

Briatore

Copy: Repubblica TV

Parlo della mia esperienza personale, io dai 19 anni ai 26 ho lavorato in negozio come addetta alle vendite, non perchè mi piacesse il lavoro ma perchè avevo bisogno di soldi per sostenere i miei studi (università privata = svenatemi ora), di conseguenza mi sono sempre rimboccata le maniche e non ho mai fatto la snob verso le professioni generaliste. Il lavoro ti responsabilizza e ti sveglia non c’è dubbio, ma serve se hai un obiettivo nel breve termine ad esempio pagare dei corsi, acquistare un’auto ecc. Oggi da laureata con anni di esperienza nel mondo della comunicazione alle spalle mi viene la pelle d’oca a pensare di dovermi mettere/adattare a fare un lavoro generico, quando ho sviluppato delle competenze utili e preziose in altri ambiti, sarebbe come tradire ciò che sono e quello che voglio diventare!

Non mi permetto di parlare per voi ci mancherebbe, capisco anche le situazioni di emergenza es: “Ho l’affitto da pagare, i miei non mi possono aiutare allora faccio il barista part time!” ma non vorrei che i neolaureati rinunciassero ai propri sogni, se uno desidera fin da piccolo di lavorare in un ufficio marketing perchè no? Perchè dobbiamo dirgli: “Ma vai a fare il cameriere!?” non lo capisco.

In Italia i giovani sono costretti a scappare, a cercare delle opportunità all’estero dove le retribuzioni sono più alte e le gratifiche umane maggiori, vi sembra giusto? In risposta alle dichiarazioni di Briatore vi segnalo questo articolo bellissimo firmato da Simone Cosimi per Wired.it.

Il mio consiglio finale  è di non abbandonare le proprie ambizioni, datevi da fare anche con un lavoro generalista ma che non vi porti via l’80% del vostro tempo e vi garantisca un’entrata mensile. Non date retta a quelli che vi dicono che qui non c’è speranza, se non la creiamo noi quella occasione gli altri non lo faranno mai e forse scappare senza combattere non è la scelta giusta!